lunedì 16 luglio 2012

Albicocche albicocche albicocche! E la crostata del cuore







Albicocche albicocche!!! Io le adoro, mangio quasi solo marmellata di albicocche e quando arriva l’estate non vedo l’ora che arrivino le albicocche! Per questo l’altro giorno al mercato quando le ho viste belle e mature non ho resistito…. Le avrei mangiate per strada, così, dal sacchetto. Invece, quando sono arrivata a casa mi son resa conto che erano belle, buone, ma un po’ troppo mature! Che fare? Il bambino ne mangia una ogni tanto e non potevo mica mangiarmi 15 albicocche in una sera! Veramente l’avrei fatto, ma, sapendo che mio figlio ama le crostate, non ho pensato e mi sono uscite queste parole: “Tesoro vuoi la torta con le albicocche?”. Il bambino non si fida molto di me e, soprattutto, della mia cucina, farebbe carte false pur di non dirmi che una cosa è buona, però, mi ha stupito con un “no, si, sìììì”. Quando ho parlato erano le 19, appena tornata casa dall’ufficio con il mio sacchettino, grondante perché faceva un caldo terribile, la cena da preparare più le solite amenità serali. E la torta, perché le albicocche erano mature, perché Fede aveva insolitamente detto sì, perché quella torta è la torta della mia infanzia e della mia adolescenza, perché la mia mamma è anziana e non cucina più, e io avevo voglia di offrirgliene una fetta, quasi a dire “mamma, quel poco che hai amato cucinare c’è, è qui, mi hai passato il testimone ora tocca a me far vivere le tradizioni che hai creato!”. Io sono una sentimentale, mia mamma no, quindi quando le ho detto che avrei fatto la sua torta di albicocche mi ha detto: “no, che è tardi, devi preparare la cena, hai tanto da fare!”. Niente, a quel punto niente avrebbe potuto fermarmi, i ricordi erano partiti: io che osservo in silenzio la mamma che fa la frolla, con il suo bel Talismano aperto di fianco, la pasta che riposa, le albicocche messe a cerchio, l’attesa, le risate e le liti con i miei fratelli per la torta… Già il Talismano la ricetta è sul Talismano! Altri ricordi: quante volte ho sfogliato quelle pagine da bambina, quante volte ho letto per lei una ricetta, quante volte ho cercato le figure che non ci sono, quante volte ho letto la dedica… Vado in casa sua, abita di fianco a me, e chiedo: “Posso prendere il Talismano?”. Sì sì prendi, ricordati di scaldare la marmellata! In quel momento avrei voluto dicesse altro, quasi una consegna ufficiale; mi sono emozionata a guardare quelle pagine ingiallite, a sfogliarle per la prima volta in casa mia, a vedere la ricetta della frolla corretta, a matita, dalla mamma!
Così come mi sarei emozionata a farla, se non fossi  stata strappata dai ricordi, con le mani in pasta, da Tomsie che, curiosa, è salita sul piano della cucina e incombeva sulla frolla, dal telefono che si è messo a suonare sul più bello, non una, ma due volte! Da Federico, che al posto che togliermi la gattina dai piedi, anzi dalle mani, rideva come uno scemo e stava lì a guardare divertito. Insomma, è stato un momento delirante!
Poi ci sarebbe tutta la storia della torta scomparsa, ma ve la racconto un’altra volta, che altrimenti facciamo notte!


Crostata alle albicocche della mamma (dal “Talismano della Felicità” – A. Boni – ed. 1951 (!))

300 gr farina
150 gr burro (io salato)
3 tuorli d’uovo
Buccia di un limone
10 albicocche circa
½ Barattolo di marmellata di albicocche






Fate una fontana con la farina, mettendo nel mezzo il burro freddissimo a tocchetti, i tuorli e il profumo di limone. Impastate velocemente con la punta delle dita, formate una palla e fatela riposare in frigo per un’oretta, coperta da una pellicola. Nel frattempo lavate, aprite le albicocche a metà e togliete il nocciolo.
Ungere e infarinare una teglia di 26 cm (meglio se con il fondo amovibile), stendete la pasta direttamente sulla teglia, avendo cura di livellarla bene. Disponete le mezze albicocche sulla pasta a cerchio, cominciando dall’esterno.  Scaldate la marmellata in un pentolino a fuoco basso, fino a quando non diventa liquida. Spalmatela sulla torta, spennellando bene le albicocche. Infornate a 180° per 30-40 minuti. E’ più buona il giorno dopo, fatela riposare 12 ore!


con questa ricetta partecipo alla raccolta di  cucchiaio e pentolone






lunedì 9 luglio 2012

Torta soffice al limone


Vado in vacanza in provincia di La Spezia e lì ci sono dei limoni da urlo, ma, a parte qualche rara preparazione rigorosamente salata, non li uso spesso e soprattutto mai nei dolci. Non ho mai fatto creme al limoni o similari, senza un motivo specifico…
Quando però ti prende la voglia di fare un dolce e devi arrangiarti con quello che hai in casa, il discorso diventa un altro. Presa da questa voglia un po’ insana, nel senso che qui girano troppe “calorie”, soprattutto per il bambino, mi son messa a scartabellare quei quattro libri che ho. Già perché niente è come la carta stampata per godersi un momento di sano relax. Non è la stessa cosa cercare su internet. Ho trovato questa torta soffice ai limoni su una monografia intitolata “Torte” che mi ha regalato mio fratello a Natale (ed. De Agostini). All’epoca mi ricordo che ho pensato “oh si va migliorando!” visto che ‘anno prima il bambino, in un momento magico, mi aveva regalato “I Menù di Benedetta Parodi”. Non che abbia nulla contro la Parodi…diciamo che si discosta un po’ e anche un po’ tanto dalla mia idea di cucinare. Questo però l’adorabile adolescente non lo sa…
Dicevo, ho visto questa torta e ho provato a farla, anche se titubante, perché avevo paura che fosse aspra. Non amo i dolci stucchevoli, ma neanche quelli troppo forti. Bando alle ciance è venuta davvero buonissima, con un buon gusto di limone che la rende fresca, estiva e saporita! Questa volta il fanciullo non ho dovuto pregarlo, l’ha spazzolata, in men che non si dica!











Torta soffice ai limoni

300 gr di farina 00
220 gr di zucchero
4 uova
5 cucchiai di OLIO EVO (io di semi)
2 limoni biologici
1 bustina di lievito vanigliato
latte
Per la decorazione
80 gr di gelatina di albicocche (io marmellata)
70 gr di zucchero
1 limone biologico
3 cucchiai di succo di limone









Lavate i limoni e grattugiate la scorza e il succo. Riunite le uova con lo zucchero e montatele fino a quando l’impasto non è bianco e spumoso. Unite la farina e il lievito setacciati, poco alla volta, sempre montando. Aggiungere l’olio e,  quando sarà amalgamato, unire 4-5 cucchiai di latte. Infine amalgamare al composto la scorza e il succo di limone. Imburrare e infarinare uno stampo da 22 e trasferitevi il composto. Infornare a 180° per 45-50 minuti. Vale la prova stecchino.
Per la decorazione: lavare il limone e tagliatelo a fettine sottili, meglio se con la mandolina. In una larga padella antiaderente mescolate il succo di limone e lo zucchero, fatelo sobbollire per un paio di minuti, quindi allineate le fettine di limone nella padella e fatele cuocere per due minuti girandole una volta sola. Aggiungere la gelatina, mescolate per rivestire le fettine di limone e fate raffreddare. Guarnire la torta.

NB. Sopra ho scritto il procedimento del libro, ma la prossima volta apporterò qualche modifica alla decorazione. Le mie fettine di limone erano troppo sottili e una volta nella pentola si sono disfatte. Da 2mm passerò a 4. Ovviamente questa non è la glassatura dei limoni, rimane comunque il sapore un po’amarognolo della scora, ma a me piace. In fondo alla pentola rimane un sughino buonissimo, la prossima volta lo userò per farcire la torta.






Con questa ricetta partecipo alla raccolta di cucchiaio e pentolone







lunedì 2 luglio 2012

mamme orgogliose e gnocchetti ai peperoni!


Io sono molto critica nei confronti dell’adorabile adolescente; in realtà ha molti difetti, compreso quello di essere adolescente, ma ha anche moltissimi pregi. E’ buono, leale, gentile (solo con gli altri), altruista. E’ per ora, un bravo ragazzo, anche se fa di tutto, ma questo è storia, per sembrare il contrario di quello che è. In questi giorni sta facendo qualcosa che mi rende mooolto orgogliosa di lui. Esce di casa alle 7.45 va in oratorio, si prende cura insieme ad altri 45 ragazzi, di 380 dicesi 380 bambini dai 6 ai 13 anni, fino alle 17 e rientra a casa verso le 19 perché finito tutto devono preparare i giochi per il giorno dopo. E non pago di queste 3 settimane intense, le prime dopo la fine della scuola, se ne spara un’altra in montagna, dove farà da “mammo” a 3/4 bambini, aiutandoli a fare il letto, mettere a posto i vestiti (!!!) controllare che si lavino, farli giocare ecc. 24 ore su 24. Io alla sua età non sapevo cosa fosse un oratorio e dal 15 giugno al 15 settembre andavo al mare, visto che mia madre non lavorava. Lui non può andare al mare tre mesi, nel senso che sua madre lavora e la casa al mare è in perenne “Overbooking”, ma anche se potesse a queste settimane non rinuncerebbe. Non è un extraterrestre, non è un fervente cattolico (è l’età dei dubbi), ma si diverte! Si diverte con i suoi amici, si diverte a giocare,e vedere il sorriso dei bambini gli riempie il cuore! Sembra strano, ma in realtà non lo è! Io mi stupivo sempre quando accompagnavo lui che partecipava come “bambino”, ma in realtà non c’è nulla di cui stupirsi. Ho fatto un po’ di volontariato anch’io e so che quello che ti danno loro è più di quello che tu dai a loro. Scusatemi l’inghippo di parole, ma è così! Poi, tutto questo lo dovrebbe fare per e con soprattutto ciò in cui crede, ma questo è ancora troppo piccolo per scoprirlo. C’è tempo! Per ora c’è solo un adolescente che ora di sera è stracotto (ci son 35° qui!) e una mamma molto molto orgogliosa!!!
Per nutrirlo a fine giornata ho copiato, pari pari questa ricetta dalla “Cucina Italiana” di Giugno 2012, e, manco a dirlo, per non smentirsi mai, me la son mangiata da sola, ma questo ormai lo sappiamo!




Gnocchetti ai peperoni in salsa di zucchine e stracchino

850 gr di patate
3 zucchine
300 gr di farina
250 gr di stracchino
1 peperone rosso
Olio EVO – sale










Arrostite il peperone in forno; dopo 30 minuti, chiudetelo in sacchetto e lasciatelo intiepidire. Pelatelo e togliete le parti bianche, poi trita telone nel mixer. Lessate le patate in acqua salata, pelatele e schiacciatele. Ponete il composto sulla farina, a fontana sul piano di lavoro, assieme al peperone tritato. Lavorate bene unendo anche un pizzico di sale. Modellate il composto in anti piccoli filoncini e ricavatene tanti gnocchetti piccoli. Lavate e mondate le zucchine, affettatele sottili  a nastro, meglio se con la mandolina, scottatele in padella con un filo di olio caldo e dopo un paio di minuti salatele e toglietele dal fuoco. Unite nella stessa padella delle zucchine lo stracchino tagliato a pezzetti e scioglietelo dolcemente (io ho aggiunto un pochino di latte). Lessate gli gnocchi, togliendoli quando vengono a galla e roslateli in un padella con un pochino di olio. Conditeli con la salsa di stracchino e zucchine e serviteli ben caldi. Sono buonissimi!

lunedì 25 giugno 2012

Evvai di polpette!!!


Buongiorno Laura,
ovunque tu sia buongiorno!. Ci son giornate speciali, in cui qualcuno ti nomina più spesso o ti ritrovi a pensare a un momento speciale passato insieme e allora i pensieri vagano e tornano a te… a quelli indimenticabili momenti passati insieme, a quel tuo amare silenzioso e profondo, a quei gesti di affetto che riservavi ai nostri bambini, a quegli abbracci per Marcello e alla tua complicità con Benedetta. Oggi lo dedico a te e, purtroppo, non riesco ancora a farlo senza una lacrima, ma con il sorriso. Son passati tre anni, ma è a volte è come se fosse ieri, son passati tre anni, ma la dolcezza del viso di Marcello mi ricorda te tutte le volte che lo vedo e ogni volta non riesco a non abbracciarlo; lui, adolescente gentile e tenero non si sottrae, ma anzi ricambia affettuoso. E’ speciale, come eri speciale tu, come sei speciale tu. Sei qui infatti, lo so, ma la mia umanità sente la mancanza della tua fisicità, del tuo sorriso, di quel tuo essere riservatissima e silenziosa, ma sempre attenta al dolore altrui, dimenticando il tuo. Non voglio essere lagnosa né piangere ancora, perché so che tu non lo vuoi. Voglio ricordare i momenti felici e ricordarti a Metaponto, in quelle sere ridanciane dove ognuno di noi portava qualcosa da mangiare insieme. Come non ricordare le tue polpette, che andavano via che era un piacere! Non eri una che amava far da mangiare, ma le tue polpette son rimaste nel cuore, anzi nelle papille, di tutti noi e sono diventa tele polpette di Laura, declinate in mille versioni. Ecco, a parte l’originale, che amo molto, ma che naturalmente il bambino non mangia, ho sposato la versione di Paola che, dice, essere un famoso piatto calabrese. Non so se ciò corrisponda al vero, ma in realtà non importa…per me sono e resteranno sempre le polpette di Laura, che amava grattugiare il pane in casa con la grattugia del formaggio, anche in vacanza, perché il pane non deve mai essere sprecato!  Eccomi qui quindi a raccontarvi le polpette della mia amica Laura, che in casa mia van via che è un piecere.

Polpette di Laura 





(a me ne son venute 42 forse potete dividere un po’ le dosi, io le surgelo e le estraggo all’occorrenza)
800 gr di melanzane
Un ciuffo di prezzemolo
1 spicchio di aglio
600 gr di carne trita
3 o 4 cucchiai belli pieni di parmigiano
200 gr di pane grattugiato
2 uova
Sale, pepe, noce moscata
Olio Evo



Pelare e tagliare le melanzane a dadini. Metterle nello scolapasta con due cucchiaini di sale a fare acqua. Mondare e tritare il prezzemolo (se volete un sapore più deciso anche l’aglio, io lo lascio intero e dopo lo tolgo).Dopo un’oretta, strizzare bene le melanzane e metterle in pentola a cuocere con un filo di olio Evo. Quando sono cotte, ben cotte, schiacciarle con una forchetta. Aggiungere il prezzemolo e lasciare raffreddare. A parte unire la carne trita, le uova, il pane ammorbidito con il latte, il grana, sale pepe e noce moscata. Aggiungere le melanzane ormai fredde. Miscelare bene, formare tante piccole palline e passarle nel pangrattato. Cuocerle sulla placca del forno ricoperta di carta, irrorandole con un filo d’olio. Io faccio ½ ora a 200°, rigirandole ogni tanto. Volendo si possono anche friggere, anzi sarebbe la “morte” loro. Sotto ottime sia calde che fredde!


martedì 19 giugno 2012

Crema cotta con fragole glassate per la fine della scuola!!!!








Mai avrei immaginato di essere tanto felice per la fine della seconda superiore, ma è stata un tale agonia, che sono contenta di essermene liberata!!! Ovvio che non sono io che vado a scuola, io partecipo osservando silenziosa e  facendo finta di niente davanti agli eventi che si susseguono, soprattutto davanti a quelli negativi. Non ho infatti alzato un sopracciglio di fronte all’1 in latino di ottobre, limitandomi a dire “va be’ sarà per la prossima volta” né di fronte al 10- sempre in latino, accompagnando l’annuncio con un semplice “Bravo!”. Ho ceduto un po’ di fronte all’invio della foto, in diretta da scuola, che ritraeva la pagina del diario con un 8 in storia vergato dalla temibilissima prof. Di italiano, anche perché consapevole che nessuno in quella classe l’aveva mai preso!! L’adorabile adolescente, denominato anche Mr. Simpatia, è infatti titolare di una storia scolastica, da due anni a questa parte, caratterizzata dalla cosiddetta altalena. Si passa dall’uno al 10 con una facilità disarmante… il minimo storico si raggiunge con l’inizio del secondo quadrimestre, per poi risalire lentamente. Il gioco sta nel risalire in tutte le materie, l’anno scorso non ce l’ha fatta, quest’anno sì, evidentemente si specializza!! Scherzi a parte il fanciullo manifesta una sempre più forte allergia per i libri, come del resto la maggior parte dei suoi colleghi, e così è meglio far finta di nulla! Anche perché più dici studia, meno lo fa, come per far dispetto a me. Quindi mi taccio e mi mangio il fegato e per fortuna che è finita, perché altrimenti toccava passare al pancreas! Poi è un fetentone, perché nel momento di minimo storico, caratterizzato da lettere e convocazioni scolastiche, mi chiede regaloni in cambio della promozione a giugno. Quest’anno ritenendo la cosa impossibile, mi sono fatta scappare un sì assolutamente inappropriato e adesso, davanti ai quadri con scritto PROMOSSO, ha teso la manina, dicendo con un sorrisino “sono passato a giugno…”. Visto che in casa mia vige il principio “ogni promessa è debito”, mi ritroverò a fare un regalo da capogiro, cretina che sono!
Comunque, sono proprio contenta, così mi passo un’estate decente, senza rincorrerlo con i libri in mano come l’anno scorso!
Per festeggiare mi son prodotta in questa “Crema cotta con fragole glassate”, reperita sul numero di giugno della “Cucina Italiana”. La ricetta in realtà mi garbava moltissimo, a parte l’esorbitante numero di uova, che peraltro mi sono rifiutata di usare. L’ho variata quindi come segue:



Crema cotta con fragole glassate

500 gr di latte
250 gr di fragole
220 gr di zucchero
200 gr panna fresca
2 tuorli e un uovo (l’originale diceva 5 tuorli e due uova)
1 limone non trattato
2 cucchiai di maizena (io)
Battere le uova con 75 grammi di zucchero fino ad ottenere un impasto spumoso. Scaldare il latte con la panna e 75 grammi di zucchero, fino al bollore. Sciogliere nel latte i due cucchiai di maizena, e versare il tutto a filo sopra le uova continuando a montare. Spegnere il mixer e mischiare lentamente con un cucchiaio fino a che sarà andata via la schiuma. Versare la crema in sei stampini e metterli per la cottura a bagnomaria in una pirofila con l’acqua che arriva fino a metà stampini. Mettere in forno a 180° per 45 minuti (la ricetta diceva 120° per un’ora e mezza, ma io non ho pazienza!). Fatele raffreddare nella pirofila e prima di sformarle mettetele nel frigo per 4 o 5 ore (io tutta la notte). Mondate le fragole e tagliatele a pezzetti, sciogliete 15 grammi di burro in una padella, unite le fragole, 70 grammi di zucchero e la scorza del limone. Cuocere fino a che le fragole non si glassano (3-4 minuti). Sformare le creme e servitele con le fragole glassate. Io ho aggiunto alle fragole a fine cottura una decina di foglie di menta tritate grossolanamente. Buon dolce e buone vacanze a tutti gli studenti!

venerdì 15 giugno 2012

e scaloppina sia!



Scaloppina in agrodolce alle mandorle caramellate 

con budino di patate








Come tanti, anzi, tutti sanno sono una fan di Menu’ Turistico. Seguo queste due “matte” del web da quando esiste il loro blog, complice un’amicizia di vecchia data, mooolto vecchia, con Daniela. Ultimamente, altre fan hanno creato un club, per fortuna “chiuso” su feisbuc, ed è da circa due mesi che non facciamo che “sparar cazzate ehm stupidaggini” sulle pagine di fb. Menù Turistico ha un contest mensile dove ci si sfida ogni mese sullo stesso piatto. L’MT Challenge esiste da 20 edizioni (mesi), ma io partecipo da poco, anche perché le partecipanti sono tutte, ma proprio tutte delle grandi cuoche e io per nulla. Mi diletto, ma anche da poco! In più, nelle mie ricette c’è la mia mancanza di pazienza, la mia scarsa manualità e fantasia (mio figlio dice che una poltrona ha più fantasia di me!) e in più anche l’incapacità cronica di far fotografie! Però cucinare mi piace, mi diverte e mi rilassa e nel mondo dei più, non sul web quindi, dicono che io sia brava! Ovvio che lo dicono i miei amici che mi voglion bene, ma perfino i miei fratelli, che non si sono mai fidati della mia cucina, hanno ammesso che sono diventata brava. Chi conosce la mia famiglia sa che, da sempre, piuttosto che fare un complimento a me, si mangiano la lingua. Ci ho messo due Natali di cucinamboli vari, ma alla fine ce l’ho fatta!
Veniamo alla scaloppina dunque (che è la sfida di questo mese), che di per sé è un piatto che odio. Non me ne voglia Elisa, ma il bambino mangia solo scaloppine, ma solo e rigorosamente al marsala e di pollo. Qualche volta anche al limone, ma solo se è di buon umore!
Quindi quando ho visto scaloppina, mi sarei sparata! Non volendo però essere squalificata un’altra volta, lo son già stata per un anno, mi son lanciata, senza aver pensato nulla a tavolino, ma così d’impulso!
Ps. nella foto ci sono anche due caramellone di pasta di pane. Non c'entrano, servivano a riempire il piatto!!!

2 fettine di petto di pollo del peso di circa 80 gr l’una
Il succo di un arancio e di ½ limone
1 bicchierino di brandy
Farina per impanare
2 cucchiai di zucchero
1 cucchiaio e mezzo di mandorle affettate
1 noce di burro (io salato)

Per i budini (a me ne son venuti 3)
150/200 gr di patate
1 uova
1 cucchiaio e mezzo di parmigiano grattugiato
1 bicchierino di latte







Budini
Bollire le patate in acqua leggermente salata. Pelarle e, quando sono ancora calde, metterle nel mixer, con un uovo, 1 bicchierino di latte e il parmigiano. Salare il composto, che dovrà risultare cremoso, pepare e aggiungere una grattata di noce moscata (in casa mia anche 2 o 3). Metterli negli stampini, dopo averli ben imburrati, se non sono di silicone.
Riempire  a metà una pirofila da forno di acqua calda. Mettere a bagnomaria gli stampini e infornare a 180° per mezz’ora. Lasciateli raffreddare nella pirofila prima di sformarli.

scaloppine
Infarinare le fettine di carne, eliminando la farina in eccesso. Sciogliere in una padella una noce di burro (per me salato). Far dorare le fettine da entrambe le parti a fuoco vivace. Dopo qualche istante toglierle dal fuoco e tenerle al caldo. Aggiugere il bicchierino di brandy  (deglassatura) e, dopo che sarà sfumato, il succo di arancia e limone. Lasciate scaldare bene grattando bene il fondo della pentola in modo da amalgamare eventuali residui di panatura, abbassare al minimo. In altro pentolino, fate caramellare lo zucchero con le mandorle (attenzione che ci vuole poco); quando saranno caramellate, versate il tutto nel fondo di cottura e amalgamate bene. Aggiungere le scaloppine e farle insaporire bene (a me son bastati pochi minuti) aggiustando di sale. Servire accompagnato dal budino di patate.






con questa ricetta partecipo all'MT challenge di giugno




lunedì 11 giugno 2012

Tortino di carne






Uno dei ricordi più vividi delle mie estati al mare, quand’ero piccola, è l’immagine di tutte le mamme sedute in circolo sulle sdraio che “ciacolavano”. Confesso che non so come mia madre facesse a far tutto e a dedicarsi anche a bagni e ciacole, ma forse era una specie di wonder woman. Di sicuro aveva 6 bocche da sfamare, e che bocche, stirare, lavare cucinare per 6. Però era la prima a scendere in spiaggia e quasi l’ultima a salire, e nel frattempo, parlava, parlava …. In questo giro di amene chiacchiere c’era il classico giro delle ricette. Appunti su pezzettini di carta, che sopravvivono ancora oggi nella preziosa cartelletta delle sue ricette. Alcune nel frattempo sono diventate dei classici in famiglia come il tortino di carne che racconto oggi noto in casa come “Tortino di carne delle sig.ra Gratton” (Daniela non ridere). Tra parentesi, come tutte le cose a base di carne trita, è una delle poche cose che il bambino mangia in grande quantità e quindi quando non so più a che santo votarmi, mi dedico a questo

Tortino di carne

500 gr di carne trita scelta di vitellone
100 gr di prosciutto crudo
1,5 hg di pane raffermo
4 cucchiai di parmigiano grattugiato
1 uovo
2 rami di rosmarino
Sale, pepe, noce moscata
Latte qb
Olio Evo





Tritare il prosciutto nel mixer e unirlo in una ciotola con la carne trita. Scaldare il latte e ammorbidire il pane( io lo frullo con il mixer). Unire il pane ammorbidito alla carne, mescolare bene, mettere il parmigiano l’uovo, sale pepe e una generosa dose di noce moscata. Unire all’impasto 4 cucchiai di olio Evo. Ungere una pirofila da forno e mettervi il tortino. Lavare bene i rametti di rosmarino, staccare tutte le “foglie” e cospargere il tortino di rosmarino. Infornare a 180° per 45-50 minuti, fino a che sarà ben colorito.
E’ ottimo caldo, ma anche freddo con una bella insalata.
Buona giornata!
Giulia