domenica 24 febbraio 2013

Doveva essere un domani colorato di rosa, non di rosso





(25 Novembre 2012 - Milano - Colonne di San Lorenzo - 100 paia di scarpe rosse, a ricordare donne scappate, fuggite....uccise)
fonte: http://d.repubblica.it/argomenti/2012/11/19/foto/scarpe_violenza_donne-1375684/1/



Sono dal parrucchiere e succede raramente. Naturalmente, c’è da aspettare e lì c’è la pila dei giornali. Ci sono patinate copertine che parlano di personaggi famosi e veline in bikini al sole dei Caraibi. Non me ne potrebbe importare di meno dei pettegolezzi su personaggi "importanti"; sfoglio un giornale un po’ vecchio e mi colpisce una pagina con tante, tante foto tipo segnaletiche. E’ un giornale di novembre, e, in occasione della giornata contro la violenza sulle donne ci fanno, tanto per gradire, una panoramica sui più efferati delitti. Che angoscia, volti di donne giovani, occhi sorridenti, riprese forse prima dell’inferno. Sì perché l’inferno è qui, in questa, purtroppo, "ordinaria" follia quotidiana.

Chiudo il giornale, ma i pensieri volano. L’immaginazione prende il sopravvento, penso all’inizio di una storia qualunque, all’amore, che doveva il sogno della vita. Penso alle urla, agli scatti d’ira che probabilmente hanno accompagnato l’inizio della follia. Magari ci sono bambini, forse piccoli… Immagino una donna che reagisce, all’inizio, e una lite che degenera, uno schiaffo, il primo, un dolore dell’anima prima che fisico. Occhi attoniti e magari lacrime di pentimento dall’altra parte, forse il domani sarà illuminato da fiori rossi e vellutati.

La vita continua come sempre, ma c’è un tarlo, che pensa e ripensa a come sia stato possibile che una stupida litigata sia finita così. Va beh pazienza… Altra lite stupida, altre urla, questa volta partono più schiaffi, questa volta non si scusa, non piange…anzi nei giorni seguenti è arrabbiatissimo. Lei vorrebbe dire qualcosa, ma si ferma, sia mai che dia i numeri un’altra volta.

E l’altra volta arriva, di nuovo, ancora, accompagnata dalle parole "te lo sei meritata"… Ora, ora monta la rabbia, lo sconforto, ora bisogna pensar,e riflettere, cosa devo fare? Ora si torna a casa malvolentieri, ora inizia la paura, a tratti ti prende ed è strisciante, non molla si insinua in te, in ogni frammento del tuo essere. Sfogarsi con qualcuno? No, che vergogna e poi chi crederebbe mai. I lividi passano la paura no, le scenate si ripetono, gli schiaffi sono un’abitudine ormai… Un pomeriggio con l’amica di sempre, lacrime tante lacrime, alla fine ci si sente un po’ meglio, sfogarsi fa bene. L’amica incredula, accoglie, lenisce, cura, conforta, non ha parole, ma vedrai passerà… Potresti denunciarlo, forse, ma "io lo amo"... L’amica tace e pensa a quel bravo ragazzo tanto educato, da non crederci… La vita, se si chiama ancora vita, prosegue, l’inferno è qui, è nell’attesa del rientro, è nella cura spasmodica della casa, della cena, del pranzo, ormai basta niente, si passano ore davanti a uno specchio, a coprire i segni. C’è voglia di fuga, lontano, ma dove vado? Con che soldi, mi trova… L’amica che ascolta, magari anche più d’una, non sa che fare, fa fatica a immaginarsi una realtà tanto complessa e tanto cattiva, ma magari non è vero…ma non è che era una collutazione e gli è scappato un pugno? Perché l’animo umano è così, è difesa, è crearti alibi per le cose troppo grandi, anche la migliore delle persone tende a difendersi, perché non ci si può pensare. Qualcuno no, ma quanti? Quanti di noi? Io, io come sarei, al di là dei proclami? Io, se avessi un’amica, una parente in questo stato che farei? Ah io… parlerei, denuncerei, bastonerei…ma non so… perché è difficile, è difficile anche solo ascoltare un’anima così ferita, senza dire stupidaggini. Mi fermo qui, la maggior parte delle volte sappiamo come finisce, purtroppo, ma la domanda è: "noi, come amici, come parenti cosa avremmo fatto?" o meglio "avremmo avuto il coraggio di intervenire, di agire in nome e per conto?" Non lo so, per quanto mi riguarda non lo so, non per mancanza di amicizia, né di cuore, né di paure di coinvolgimento. Non mi è mai capitato, ma non lo so…

Pensiamoci…

Un articolo di giornale, tanti volti, pensieri scritti in un post, in un blog mio, una pagina, un attimo di cuore libero, senza pretesa di cultura, anzi con tanta ignoranza dichiarata.

Con l’immancabile ricetta alla fine, dolce dolce, come un pensiero e una carezza che si vorrebbe dare, un abbraccio…


Flauti alla marmellata di pesche 

(ricetta non mia!)
da qui
con qualche piccola modifica


Ingredienti:


400 g farina
100 g farina di riso
100 g di acqua (io ho messo 150, ma era troppa)
150 g latte
15 g lievito di birra
150 g zucchero
70 g burro
1 cucchiaino
1 uovo + 1 tuorlo
1/2 cucchiaino di sale
la buccia grattugiata di un limone
marmellata di pesche



Inserite nella planetaria le due farine precedentemente miscelate, la buccia grattugiata del limone e il lievito. Inserite l’acqua e il latte appena tiepidi, ma poco alla volta. Tenete conto che mancano ancora uova, zucchero e burro. Aggiungete il miele e iniziate ad impastare con la frusta a K sempre a bassa velocità. Appena si sarà tutto ben amalgamato inserite le uova e lo zucchero. A questo punto potete rendervi conto se è il caso di aggiungere tutti i liquidi o meno. Fate incordare.
Continuate a lavorare portando la velocità lentamente a 1, e lavorate l’impasto fino a che si stacca bene dalla ciotola, a questo punto iniziate ad inserire il burro a piccoli pezzi, e aspettate che il burro già messo venga assorbito bene prima di inserirne ancora. Continuate così fino a finire tutto il burro. Quando l’impasto non si attacca più alla planetaria cambiate la frusta e mettete il gancio. Dopo una decina di minuti io ho incordato a mano (mi diverte molto di più!).
Formate a palla e mettete in una ciotola chiusa con pellicola, mettetela nel forno con luce accesa e fate lievitare fino al raddoppio, due ore circa.
Riprendete l’impasto mettete nel piano infarinato e lavoratelo un pochino.
Dividete in 18 pezzi di circa 65/70 grammi. Io ho fatto a occhio, ho steso l'impasto e con un coltello ho tagliato dei rettangoli. Incidete un lato corto del rettangolo in quattro linguette. Al centro di ogni rettangolo mettete un cucchiaino di marmellata e arrotolate il flauto su se stesso fino ai tagli. Prendete le striscioline e sistematele una a una, distanziate sul flauto.
Appoggiate su una teglia ricoperta di carta forno, ben distanziati. Coprite con pellicola e rimettete in forno con luce accesa fino al raddoppio, altre due ore. Quando saranno pronti spennellateli con uovo mescolato a latte e infornate a 180° per 15 minuti circa, fino a che saranno belli dorati. Sfornate e, se ci riuscite, aspettate che si raffreddino completamente prima di assaggiarli!





La ricetta di Alessandra è un po' più elaborata, ma, anche se ho saltato un paio di passaggi, son venuti bene lo stesso. In ogni caso, vi rimando a lei!



lunedì 18 febbraio 2013

La dieta ... con i marotozzi!




Sì l’ho fatto
sono stata seria, anzi serissima.
Ho scelto la dieta che mi sembrava più rapida,
ho chiesto una mano al figliolo perché spazzasse tutto quello che c’era per casa (non è stato difficile J),
ho fatto scorte di cibi permessi e solo di quelli,
ho fatto passare feste e compleanni,
non ho tergiversato… aspettando il classico lunedì della settimana dopo…
e mi sono messa a dieta.
Un incubo vedere tutte le mattine la propria bacheca di facebook inondata di ricette…
Un incubo mangiare solo quelle tre cose…
Ho rinunciato a mangiare con i colleghi, portandomi la schiscetta da casa…
Non ho cucinato niente, ma niente per tot settimane, a parte kit di sopravvivenza per figli.
Ho ammirato incondizionatamente chi riesce a conciliare dieta, blog e famiglia,
cucinando senza assaggiare per mesi e mesi (brava Francy!!!!)…
Sono riuscita a mangiare, in una settimana, 2500 gr dicesi 2500, di yogurt magro, anche senza frutta…
Ho anche perso 3 kili e mezzo, che riprenderò in un nano secondo.
Adesso basta!
Non ho una gran forza di volontà o forse non ho troppi kili da perdere, ma mi son stufata
Che ho pure l’influenza e quella si combatte a tavola, dice la mia mamma.
Ci pensiamo quest’estate…
Quindi cosa c’è di meglio che un maritozzo con la panna????
Pure di Montarsino, con il quale, come sapete, ho un “feeling particolare”, ma mi hanno regalato il libro quindi…
Mi tocca…Maritozzo sì, ma mini…




Maritozzi piccolini


375 gr di farina forte (io manitoba)
60 gr di latte
10 gr di lievito di birra
130 gr di uova (3 meno un po' per essere precisi)
130 gr di burro
55 gr di zucchero
1 cucchiaino di miele
1 cucchiaio di rum
scorza di limone

250 gr di panna montata per farcire
zucchero a velo per decorare



Sciogliere il lievito nel latte, unire nella ciotola della planetaria la farina, le uova, lo zucchero, il miele, il rum e la buccia di limone. Impastare a velocità ridotta, per circa 10 minuti. Unire il burro a temperatura ambiente poco alla volta, facendolo incorporare all'impasto prima di aggiungerne. A questo punto unire un pizzico di sale e impastare fino all'incordatura. Lasciare lievitare fino al raddoppio (io due ore in forno con la lucina accesa). Impastare brevemente per rompere la lievitazione e mettere a riposare in frigo per tre ore (io tutta la notte). Passato il tempo, stendere la pasta con un mattarello ad un'altezza di circa 1 cm, ritagliare i maritozzi con un coppapasta e metterli sulla piastra del forno a lievitare ancora per un'oretta. Spennellare con latte e infornate a 180° fino a che saranno ben coloriti. Far raffreddare, farcire con panna montata e cospargere di zucchero a velo.

mercoledì 13 febbraio 2013

Red Velvet Cake gluten-free, dedicata a donne coraggiose!






Ci sono donne coraggiose, tante. Coraggiose come i colpi che la vita gli infligge, più è grosso il colpo più reagiscono... Sembra che non ce la facciano e invece combattono, strenuamente, tutti i giorni. Le ammiro, dalla mia fragilità. Imparo, ogni tanto metto a segno qualche colpo anch'io e mi inorgoglisco. Sto parlando di donne alle quali la vita ha inflitto colpi irreparabili o di donne che combattono contro le malattie, dalle più gravi o anche a quelle semplicemente invalidanti.
Ah sì sono malata non posso fare questo a quello? E io ti frego! Non sono così pazza da pensare che non esista in ognuna di loro un periodo di metabolizzazione e di sofferenza, sono coraggiose, non sovraumane. Reagiscono, se ne tirano fuori, anzi la prendono come una nuova sfida, una sfida dalla quale imparare e trasmettere ad altri il loro sapere.
Stefania è una di queste e non lo dico perchè leggerà questo post. Lo dico perchè lo penso. Ho un'amica celiaca, che vedo solo d'estate; dopo un paio di anni di sofferenza si è rassegnata, la capisco. Stefania no, combatte, ok sono celiaca e io cucino Gluten-Free, anzi aspetta, provo e riprovo e  metto a disposizione quello che ho imparato, così un'altra celiaca può cucinare senza fare la fatica che ha fatto lei. Questo è combattere, questo è vincere!
Rispetto, per una malattia tanto invalidante quanto poco, ancora poco, conosciuta. Solo rispetto e ammirazione e non quello che succede spesso, discriminazione.
Si può, si deve! Si pulisce tutto, ma proprio tutto, forno stoviglie, teglie, piatti, posate, in modo che non rischino la contaminazione da glutine. Sì, la contaminazione, fa malissimo anche quella. Si comprano i cucchiai di legno per cucinare nuovi, si usano solo per le cose Gluten-free. Si sta attenti a tutto, al sale, allo zucchero a tutto quello che è spiegato per filo e per segno qui e si cucina solo cose senza glutine come spiegato qui.
Si va al super e si cercano le cose giuste, quelle con la spiga sbarrata, e poi si cucina e si invita a cena un amico celiaco. Questo dobbiamo imparare a fare, se non abbiamo la malattia in casa.

Se non fosse stato per Stefania, vincitrice dopo "n" edizioni, dell'MTchallenge io non avrei mai cucinato una Red Velvet Cake. Non amo la cucina di oltre oceano e più di tutto non amo i loro dolci. Troppo burrosi, con queste creme burrose, troppo pesanti, troppo tutto. Di sicuro sono pregiudizi, non la conosco abbastanza per parlare con cognizione di causa, ma la penso così. Però la Red Velvet Gluten Free andava fatta, assolutamente, e così è stato. Ed è pure buona, molto buona!
La mia manualità non è granchè anzi, ma devo dire che in ques'occasione sono stata quasi brava!
Passo alla ricetta.
La base è di Stefania e ve la riporto integralmente:

Red Velvet Cake (gluten-free)





"160 gr di farina di riso sottilissima tipo amido (Le Farine Magiche Lo Conte, Pedon, Rebecchi)
60 gr di fecola (Cleca, Pedon, La Dolciaria, Sma & Auchan)
30 gr di farina di tapioca (che potete sostituire con Maizena)
1/2 cucchiaino da tè di sale
8 gr cacao amaro (Venchi, Easyglut, Pedon, Olandese
110 gr burro non salato a temperatura ambiente
300 gr di zucchero
3 uova medie (io uso quelle bio codice 0, ma non è rilevante ai fini della celiachia)
1 cucchiaino da caffè di estratto vaniglia bourbon (o i semi di una bacca, ma non usate la vanillina)
240 ml di buttermilk (ma se non lo trovate, fate inacidire per 20 minuti la stessa quantità di latte con 3 gocce di limone)
1 cucchiaio di colorante rosso (Rebecchi e Loconte) io Un cucchiaino Wilton in gel
1 cucchiaio di aceto bianco
1 cucchiaino da tè di bicarbonato di sodio
Pre-riscaldate il forno a 175°C.
In un recipiente mescolate le farine, il sale, il cacao. In un altro recipiente, sbattete il burro per 2-3 minuti, finché sarà soffice e poi aggiungete lo zucchero e sbattete per altri 3 minuti.
Aggiungete le uova, una alla volta, sbattendo 30 secondi dopo ogni aggiunta.
Mescolate il colorante al buttermilk e quindi versate poco per volta al composto di burro, alternando le polveri al buttermilk. Possibilmente iniziate e finite con la farina. Aggiungete anche la vaniglia e mescolate.
In una tazzina (capiente) mescolate il bicarbonato all’aceto bianco, facendo attenzione a versarlo subito nell'impasto (altrimenti ve lo troverete per tutta la cucina) e incorporatelo bene con una spatola.
Imburrate due teglie da 18/20 cm e spolverizzate con farina di riso. Fate cuocere per 40/45 minuti, o finché non vedete che è cotto (con il trucchetto dello stuzzicadenti!)
Lasciate raffreddare la torta dentro la teglia (potete usarne anche una in silicone, ma è meglio usare la carta forno per evitare contaminazioni) per 10 minuti. Poi toglietela dalla teglia e lasciatela raffreddare, quindi fasciatela nella pellicola trasparente. Fatela riposare in frigo per diverse ore (io l'ho lasciata tutta la notte). In questa maniera sarà più facile da tagliare senza che si sbricioli e sarà più semplice mettere la farcitura. Non spaventatevi se vi sembra troppo dura, perché a temperatura ambiente tornerà morbidissima".




Crema Caffè e Cioccolato Bianco

200 gr latte
200 gr panna
4 tazzine di caffè forte
100 gr cioccolato bianco (venchi)
4 cucchiai di maizena
4 fogli di colla di pesce (Lo Conte)

Mettere a mollo la colla di pesce in acqua fredda. Stemperare il latte freddo con la maizena, aggiungere la panna e il caffè. Portare a bollore, togliere dal fuoco e aggiungere il cioccolato bianco a pezzi. Amalgamare bene. Quando è completamente sciolto, aggiungere i fogli di colla di pesce ben strizzati. far raffreddare con pellicola a contatto.



Montaggio della torta


300 gr di panna
1 cucchiaino di zucchero

Tagliare le basi in due in senso orizzontale. (io ne ho usate solo 3)
Foderare di pellicola un cerchio per torte di 20 cm di diametro. Appoggiarlo su un piatto di portata e inserire il primo "disco" di torta. Versare sopra metà della crema e mettere in frigo per almeno 2 ore. Passato il tempo sovrapporre un secondo disco di torta. Versare il resto della crema e rimettere in frigo per un'ora. Appoggiate sopra, quando ancora la crema non è del tutto rappresa, il terzo disco e lasciare riposare in frigo altre due ore. Montare la panna con un cucchiaino di zucchero e decorare la torta.



Con questa ricetta partecipo all'MTChallenge di febbraio





lunedì 4 febbraio 2013

Ode al Pane!




Avete mai fatto il pane fatto in casa? Sì? Vi piace?
Se c'è una cosa che mi piace fare è questa. Partire dalla semplice farina e creare qualcosa di buono nutriente e sano.
Impastare il pane mi emoziona, mi rilassa, mi vengono in mente scene di altre donne, in ogni parte della terra che compiono gli stessi gesti, sempre uguali, ma ogni volta con un pensiero diverso... Donne che impastano con forza e con tanto amore. Donne che mettono nel loro pane le tradizione più disparate...
Al giorno d'oggi dove tutto è frenetico e veloce, fermarsi a impastare è una coccola per chi amiamo, è memoria di un cibo antico adattata al mondo ultratecnologico di oggi.
Il simbolo della vita, l'essenza della cucina, l'impasto per eccellenza... Se qualcuno ha detto che cucinare è un gesto d'amore...fare il pane, per me, è il gesto d'amore per eccellenza. Tante volte, mentre sto impastando, volano i pensieri, volano verso le persone che amo e mi ritrovo a meditare impastando. Beh direte che son melensa, può essere che sia vero, però devo dire che è sempre una bella esperienza!
Bando alle ciance, ho copiato da  Silvia  una stella tra i fornelli il  pane per toast con metodo cinese. Ho fatto qualche piccola modifica per adattarlo alle uvette ed ecco qui un buonissimo pane dolce alle uvette. Spettacolare, dolce e coccoloso!


Pane con le uvette

Ingredienti:

500 g di farina  manitoba
200 ml di latte
150 g di water roux
1 cucchiaio di olio
3 cucchiai di zucchero
4 g di lievito di birra
200 gr di uvetta

Per il water roux: (le proporzioni sono 1 parte di acqua e 5 di farina)
30 g di farina
150 g di acqua.






Preparate il water roux: in un pentolino mettiamo la farina e piano, piano unite l'acqua fredda, mescolando per sciogliere tutto senza formare grumi. Mettete il tutto sul fuoco moderato e sempre mescolando, portate a 65°C. In mancanza di termometro cuocete finché il liquido non si rapprende, formando una crema morbida. (il termometro  NON è necessario! Appena il composto è cremoso e traslucido, è pronto.). Lasciatela  intiepidire ed è subito pronta da utilizzare. (Prelevarne 150 g per l'impasto, se avrete fatto tutto a dovere la dose è giusta giusta).
Mettete a mollo l'uvetta in ciotola con acqua calda. Sciogliete il lievito nel latte appena tiepido. Setacciate la farina unite lo zucchero e mescolate bene. Aggiungete l'olio, il latte con lievito e il water roux. Impastate bene, per una decina di minuti. L'impasto resta morbido, ma non appiccicoso. Ponetelo nel forno spento in una ciotola con un po' di farina per un'ora. Dopo un ora sarà raddoppiato. Strizzate bene le uvette e impastatele con il pane. Dategli la forma che preferite, io ho fatto una treccia e un po' di filoncini e rimettetelo a lievitare sulla placca ricoperta di carta forno. Fate rilievitare almeno un ora (se son due non succede niente, anzi meglio!). Infornate a 220° per 15-20 minuti o 5 minuti di più se la forma è grande. E' davvero golosissimo e facile da fare! Grazie Silvia per la base!

lunedì 28 gennaio 2013

I Pici (Dici)”Ottomani”, la finta Cassouela milanese, il Sugo di Carciofi … e tutto Kasher




Con questo post unificato, a quattro voci (e otto mani!) partecipiamo tutte assieme all’M.T.C. di gennaio e tutte insieme vi auguriamo BETEAVON
(che, si sappia una volta per tutte, non è il cognome di Michela!)


non guardate la mia faccina! Grazie

Tra amici vecchi e nuovi, senza pretese, ci siamo ritrovate lunedì scorso, da me, in una piccolissima cucina “Strictly Kosher”, perché succede che ci si conosca su internet, succede che si partecipi , ogni mese, all’M.T.C. , ma succede anche che, dopo una cena in un ristorante kasher di Milano, si decida, per affinità elettiva, che una delle prossime proposte mensili debba essere fatta a otto mani. Benissimo: proposta di Patty, i Pici, niente di più kasher. Un po’ di farine, acqua, sale e olio… Seee… avete fatto i conti senza le altre tre grazie milanesi D.O.C. Facciamo la Cassoela, come sugo povero. Cassoela? Tutto-il-maiale-tutto dentro un sugo? E io che faccio, che manco so cosa sia? Vabbè, si può elaborare. Elaboriamo…. Abbiamo elaborato. So che le nonne di Francesca, Giulia e Nora si rivolteranno un po’, lassù, ma sono convinta che sorrideranno, pensando che abbiamo riunito due modi di cucinare in nome dell’amicizia e del divertimento. Abbiamo impastato, mangiato e pure bevuto un (bel) po’. Ci ritroveremo per altre ricette e serate, promesso. In fondo, conoscersi e diventare amici, in modo più ampio, inizia anche da una serata a tavola tutti insieme.
Michela





Metti che una sera un’amica proponga di trovarsi a cucinare e metti che quell’amica sia una chef e che abbia un laboratorio-di-cucina-splendido-splendente. Aggiungi che un’altra amica dica “sìììììììììì” e un’altra ancora “ci sto!!!!!”, nel giro di un nano secondo, e che anche l’ultima dica “evvai!”.
“4 grazie”, che condividono insieme una passione!
Aggiungi un pizzico di MTC, quella “singolar tenzone” dove non si vince niente se non l’onore e l’onere di proporre la ricetta per il mese successivo…
Unisci che chi cucina, di default, ama condividere con altri ciò che prepara e hai creato le premesse ideali per una bellissima serata, per cucinare insieme, divertirsi e insegnare ad altri!
Michela, la Chef, Francesca, Nora, io e sei simpatiche signore, tutte desiderose di imparare una cosa nuova, in un lunedì sera piovoso nella fredda e nebbiosa Milano.
Tutti a fare…i pici di Patty, naturalmente, la sfida dell’MTC di questo mese!
Si, ma pici speciali, “Kasher”, perché la nostra chef  collabora con Revivim e cucina rispettando i dettami della Kasherut.
Se è stata bellissima la serata, sono stati ugualmente simpatici i preparativi: le idee per i sughi, una tortina per finire, gli ingredienti rielaborati e infine, a opera di Michela e Nora, la spesa. E poi, il lunedì dei pici, il picio ottomano, come l’abbiamo ribattezzato, che alla fine è stato molto di più che ottomano, ventimano!
Ci credete che mi son divertita come una bambina? Allora, amiche mie, alla prossima, spero presto, anzi prestissimo!
Giulia




"I Pici sono un laccio di acqua e farina che lega a sé piccoli borghi cristallizzati nel tempo".
in questo caso, hanno legato amiche vecchie e nuove, culture lontane e tradizioni differenti.
Michela, padrona di casa davvero eccezionale, ha aperto le porte del suo laboratorio a tutte noi: è stato particolare cucinare in un ambiente nuovo e semi-professionale, sotto gli occhi incuriositi e attenti delle nostre ospiti.
L'attenzione e il fondamentale rispetto delle regole si sono fuse alla convivialità, al piacere di stare insieme: l'amore per la buona cucina ha fatto da collante fra noi, che ci siamo mosse fra pentole e padelle come se cucinassimo insieme da tutta la vita
Le padelle vuote sono state il primo indice del successo della serata!
Spero vivamente che ci venga concesso l'onore di riprovarci presto, così da continuare a trasmettere l'amore per la cucina e per le nostre secolari tradizioni.





Ci si *incontra* sul web, complice una sfida mensile di un blog amico MTChallenge, ci si conosce e … non sempre ci si ferma al virtuale… a volte da cosa nasce cosa, da passione si infoca passione, e si decide di ritrovarsi assieme per condividere fisicamente questa passione.
Parlo della passione per la cucina che mi ha visto conoscere altre blogger, altri nuovi amici che da virtuali sono diventati REALI.
Tutto ciò per introdurre un’esperienza che per me è stata unica in quanto vuol sposare la cultura alla cucina, nell’intento di avvicinare due culture differenti ma mica poi tanto:
la cucina Italiana e la cultura Ebraica.
Grazie alla guida di Michela del Blog Beteavon, abbiamo organizzato un incontro per insegnare a cucinar la pasta fresca (I Pici, nella fattispecie, la sfida di MTChallenge del mese) a un gruppo di donne della Comunità Ebraica milanese che volevano imparare la nostra tradizione.
Quattro amiche: Michela (blog Beteavon e Chef), Francesca (blog Scorribande in cucina), Giulia (blog Sghimbesci e spatasciati) ed io. Una sfida che ci ha visto imparare le regole della cucina Kosher, con i limiti, le difficoltà per coniugare le ricette e le disposizioni della Kasherut.
Con un ospite d’eccezione, lo Chef Gualtiero Villa che ha assistito al nostro tentativo di avvicinare due culture e la stessa passione per il cibo e la cucina.





Inoltre, non volendoci spostare dalla tradizione più tipica di Milano, abbiamo pensato di declinare, secondo le regole ferree della Kasherut, la cassoela milanese … Kasher… quale condimento per i pici che Patty del blog Andante con gusto ci ha proposto come sfida.
A farci da pubblico un gruppo di signore attente e collaborative.
Impastato, abbiamo impastato tra chiacchere e libagioni, aiutate in questo dalla nostra Padrona di casa, Michela, che ci ha aperto le porte del suo spettacolare laboratorio di cucina.
Abbiamo imparato tutte quante qualche cosa delle rispettive culture, avvicinandoci a quella idea di *cultura* che fa crescere, che insegna e fa imparare… tutti quanti.
Loro hanno impastato, cucinato sughi, appreso quali sarebbero stati inizialmente gli ingredienti originali e quali siano state le nostre modifiche per poter ottenere una ricetta che si attenesse perfettamente ai dettami della loro Regola.
Quindi un lunedì sera, in una Milano umida di pioggia e di nebbia, quattro appassionate, con il controllo di una rappresentante del Rabbinato di Milano, abbiamo messo le mani in pasta per produrre i nostri

PICI OTTOMANI CON CASSOUELA KASHER E SUGO DI CARCIOFI





Ma abbiamo anche scambiato ricette, imparato le une dalle altre con la leggerezza del cuore che viene dalla convivialità di una cucina prima e di una tavola poi.

I Pici 

(Come da Ricetta di Patty del Blog Andante con Gusto)
dalla ricetta di Patty
per 10 persone con i condimenti sotto abbiamo moltiplicato per 3

200 gr di farina 00
100 gr di farina di semola rimacinata
2 generosi cucchiai d’olio extra vergine
1 pizzico di sale
acqua – qb –

Fate la fontana con le due farine miscelate. Versate l’olio, il pizzico di sale e cominciate a versare lentamente l’acqua, incorporando la farina con una forchetta. Attenzione al sale. Non esagerate perché questo indurisce la pasta.Quando la pasta comincerà a stare insieme, cominciate ad impastare con energia utilizzando il palmo delle mani vicino ai polsi. Se necessario, aggiungete acqua o farina.
Piegate la pasta su se stessa come quando impastate la pasta all’uovo e non stirate mai troppo l’impasto per non sfibrarlo. “Massaggiate” con energia per almeno 10 minuti. Ricordatevi che la vostra “palla” di pasta è una cosa viva, dovete volerle bene. Dovrete ottenere una pasta liscia, vellutata e abbastanza morbida.Fate riposare una mezz’ora avvolta nella pellicola.
Quando la pasta è pronta, tagliatene un pezzetto e fatene una pallina, quindi sulla spianatoia stendetela con il matterello ad uno spessore di 1 cm. Con un tagliapasta o un coltello affilato, tagliate tante striscioline larghe c.ca 1 cm e coprite il resto della pasta con la pellicola affinché non si secchi.
Cominciate a "filare" i pici, rollando la pasta con il palmo delle mani e contemporaneamente stirandola verso l'esterno.
Quando si tirano pici molto lunghi, la tecnica è quella di tirarli da un lato tenendo l'altra estremità con il palmo e piano piano allungandoli fino ad esaurire la pasta. Una volta tirato il vostro picio, fatelo rotolare nella farina di semola o di fioretto affinché non si appiccichi agli altri. Una pasta morbida e riposata si tira con estrema facilità.
Ricordate che la pasta cresce nella cottura. Il picio non deve essere troppo grosso altrimenti vi troverete con una pasta grossolana. La dimensione corretta è più o meno quella del bucatino.
Ricordatevi di spolverare i vostri pici con farina di semola o fioretto una volta fatti. Smuoveteli ogni tanto nella farina per fargli asciugare e non appiccicarsi. E scuoteteli con delicatezza prima di immergerli in acqua.

Pici alla "Cassouela Kosher"




10 salsicce di vitello o manzo
5/6 costine di vitello (tenere e tagliate a tocchetti)
10 costine di agnello
1200 gr circa di verze pulite e tagliate grossolanamente
2 carote tagliate a cubetti
2 gambe di sedano pulite e tagliate a cubetti
1 cipolla tagliata sottile
Brodo
2 cucchiai di concentrato di pomodoro
Vino rosso1 bicchiere abbondante
Olio EVO
Sale e pepe

Stufare la cipolla con poco olio EVO in una pentola capiente. Aggiungere le costine e farle scottare sgrassare a fuoco basso. Far cuocere per una 10 di minuti e sfumare con il vino rosso. Alzare la fiamma e far sfumare bene. Aggiungere carote e sedano tagliate sottili, il concentrato di pomodoro, un mestolo scarso di brodo e continuare la cottura con il coperchio fino a che cominciano ad ammorbidirsi le carote. Aggiungere la verza e le salsicce (intere), aggiungere ancora un poco di brodo e coprire.
Lasciare cuocere ancora fino a quando le verze saranno quasi disfate.
Spegnere e condire i pici con le verze aggiungendo le costine e le salsicce.


Pici ai carciofi


10 carciofi puliti e tagliati a listarelle sottili
2/3 spicchi di aglio (interi)
1 bicchiere di vino bianco secco
Qualche cucchiaio di brodo di verdura (o di acqua se siete a dieta!)
Un mazzetto di prezzemolo fresco pulito e tritato non troppo finemente
2 cucchiaini di capperi dissalati
Olio EVO
Sale, pepe bianco
Una manciata abbondante di pinoli per guarnire


Tagliare a fettine sottili i carciofi dopo averli privati delle foglie più dure, delle barbe interne, delle spine e dopo averli lavati molto bene sotto l’acqua corrente. Tagliarli a fettine sottili. Far scaldare 2/3 cucchiai di olio EVO e gettare assieme i carciofi tagliati e gli spicchi di aglio.
Farli saltare con un poco di sale per 5 minuti. Sfumare con il vino bianco, aggiungere i capperi, coprire con un coperchio e far continuare la cottura sulla fiamma bassa. Far continuare la cottura per 10/15 minuti aggiungendo il brodo se si asciugasse troppo.
Pulire molto bene il prezzemolo sotto l’acqua corrente, tritare le foglie non troppo finemente. Scoprire la padella, aggiungere il prezzemolo tritato tenendolo da parte un paio di cucchiai. Togliere la pentola dal fuoco, tener da parte 1 terzo dei carciofi. Far tostare i pinoli per un paio di minuti in una padellina antiaderente.
Passare al frullatore ad immersione i restanti carciofi lasciando (se piacciono) gli spicchi di aglio e ridurlo un pesto molto cremoso. Condire i pici con la crema di carciofi, aggiungere in ultimo i carciofi tenuti da parte, spolverare con il prezzemolo e i pinoli.

con queste ricette partecipiamo all'MTC challenge di Gennaio



Grazie e Tutti!!!!!!!!!!!

sabato 19 gennaio 2013

Non chiamatemi foodblogger ...Pici spinaci pinoli e Toma






Compro zucchine, peperoni e pomodorini in inverno, ma anche spinaci, zucca e taccole.
Uso il minestrone surgelato.
Udite udite, uso anche il dado, però questa è la cosa che mi disturba di più.
Non amo la pasta sfoglia fatta in casa, ma prossima volta provo quella di Dauly che mi intriga parecchio.
Non disdegno i surgelati, ma solo alcuni, e qualche volta uso le scatolette di ceci e lenticchie.
Perchè? Perchè non sono bionica, esco di casa alle 7.20 del mattino e torno alle 18.30 e quando torno devo mettere a posto il devasto che solo un adolescente sa creare in dieci ore (di cui 5 a scuola).
Tengo anche una micia, a pelo lungo, che va spazzolata tutte le sante sere.
E devo pulire anche un po' la casa già che ci sono.
Infine, due volte alla settimana, esclusi i we, ho anche il bonus "stiro", sempre causa adolescente, che cambia look ogni due minuti.
Fossi casalinga forse userei solo materie prime sane, ma tant'è, bisogna lavorare.
Però nei week end, amo cucinare, dolci, pane e primi preferibilmente.
Ho un blog, vero, ma è proprio inteso come spazio mio, dove condividere i miei piccoli successi e anche qualche spatascio. Le cose che pubblico non sono perfette, e chissene, tanto so che chi passa di qui è un'amica e passa per un segno di affetto...
Avere il blog e partecipare tutti i mesi all'MTC mi ha insegnato tantissimo, mi metto alla prova, supero limiti che mai avrei pensato di superare...Penso che l'MT challenge sia una scuola di cucina di altissimo livello, dove si insegna, ma non in cattedra, ci si confronta, si impara e ci si consiglia. Non ci sono invidie e gelosie e chiunque, anche quelli bravi, una spanna sopra il tutto, si mettono a disposizione con umiltà.
Basta, anzi avanza anche un po'! Mi fanno ridere i blog che cucinano solo cose spaziali, non ricordandosi che forse anche loro devono mettere insieme il pranzo con la cena, mi fa sorridere il problema della stagionalità. Mi fa tenerezza chi spamma a destra e manca per un po' di visibilità, in fin dei conti è come nella vita reale.... Mi sconcerta chi copia ricette e le pubblica, ma anche lì è tutta una questione di apparire... Non sopporto e non partecipo alle lapidazioni di massa, chi copia sa cosa sta facendo e se lo fa avrà motivi che non mi riguardano. Forse dico così perchè nessuno copia me... non so può essere...
E' vero, guardo le statistiche e le visite, perchè mi inorgoglisce sapere che qualcuno è passato di qui, anche la casalinga di Pavia può fare cose buone (belle meno, ma tutto si impara).
Non ultimo, anzi forse il più bel  risvolto di questo blog e dell'MTC, sono le amicizie, tante... belle e nuove, prima virtuali, ma poi in tanti casi reali.
Tutto ciò premesso ripeto...non chiamatemi Foodblogger!
Però questi pici sono davvero buoni e quindi ve li ripropongo!






Pici spinaci pinoli e toma



per i pici:
200 gr di farina
100 gr di semola rimacinata
3 cucchiai di olio
1 pizzico di sale
acqua q.b. (circa un bicchiere)

per il condimento (per due)
100 gr spinaci freschi
20 gr pinoli
40 gr di toma (formaggio piuttosto grasso non tanto stagionato)



per i pici:
Fate la fontana con le due farine miscelate. Versate l’olio, il pizzico di sale e cominciate a versare lentamente l’acqua, incorporando la farina con una forchetta. Attenzione al sale. Non esagerate perché questo indurisce la pasta.
Quando la pasta comincerà a stare insieme, cominciate ad impastare con energia utilizzando il palmo delle mani vicino ai polsi. Se necessario, aggiungete acqua o farina.
Piegate la pasta su se stessa come quando impastate la pasta all’uovo e non stirate mai troppo l’impasto per non sfibrarlo. “Massaggiate” con energia per almeno 10 minuti.
Dovrete ottenere una pasta liscia, vellutata e abbastanza morbida.
Fate riposare una mezz’ora avvolta nella pellicola.Quando la pasta è pronta, tagliatene un pezzetto e fatene una pallina, quindi sulla spianatoia stendetela con il matterello ad uno spessore di 1 cm. Con un tagliapasta o un coltello affilato, tagliate tante striscioline larghe c.ca 1 cm e coprite il resto della pasta con la pellicola affinché non si secchi.
Cominciate a "filare" i pici, rollando la pasta con il palmo delle mani e contemporaneamente stirandola verso l'esterno. Una volta tirato, fatelo rotolare nella farina di semola affinché non si appiccichi agli altri.


per il condimento:
passare in padella gli spinaci con una noce di burro, fino a che non appassiscono, senza farli asciugare troppo. Regolate di sale e pepe (io rosa). In un altra padella tostate leggermente i pinoli, per un minuto o due. Cuocete i pici, scolateli e passateli in padella, insieme agli spinaci. Togliete la padella dal fuoco, unite i pinoli e servite caldissimi distribuendo sul piatto il formaggio tagliato a dadini piccoli. Servire accompagnato da grana grattuggiato.



con questa ricetta partecipo all'MT challenge di gennaio



 
e non ho ancora finito! :-)




domenica 13 gennaio 2013

Pici e chef in erba...



Non so come mi abbia convinto, ma lo ha fatto.
Abbiamo fatto il contratto con Sky.
E su Sky c'è Masterchef... è la prima volta che vedo la televisione da dieci anni.
La tragedia, vera, è che ha scoperto questo programma anche l'adorabile adolescente.
Ha registrato tuuuuutta la serie precedente.
Ha visto tuuuuutte le puntate.
Perchè? Perchè gli piace vedere l'irriverenza di CC (ndr. che spesso cade nella maleducazione).
Perchè ama mangiare, anche se ha orizzonti gastronomici ristretti.
....
Perchè vi dico questo??? 
Avete presente cosa vuol dire mettersi in cucina con un'idea in testa e lavorare, con tanta inesperienza, ma con altrettanta passione, e avere un "armadio" tra i piedi che, di fronte a pentola che sobbolle con amore, insegna:
"fallo stufare..." Ma va? E secondo te cosa sto facendo? 
"Aggiungerei un po' di timo...", eh? Ma il timo l'hai mai assaggiato? 
Assaggia la bistecchina e declama: "la carne non è ben sigillata!"
"certo che non sai proprio impiattare!"
"Dammi quel coso rotondo (ndr = coppapasta) che ti faccio vedere come si fa!"
Già è adolescente e questo la dice lunga, ma io ... cuoca poco esperta, ma appassionata, non ce la posso fare!!! 
Dal punto di vista "buono" che ancora giace in me, non so dove, capisco che forse è un tentativo di avvicinarsi a me e al mondo che mi piace tanto....
Da altro punto di vista, io non sopporto i maestrini, soprattutto se ignoranti e improvvisati...
Ergo, cucino nel week end, di mattina presto, perchè lui dorme o è a scuola... 
Presento le pietanze già "impiattate" (ma quanto so "faiga", chissà mai che impari davvero!) e aspetto l'ineluttabile giudizio, ovviamente negativo...manco fosse CC.
Così ho presentato:

I Pici zucca pecorino e mandorle


per i pici:
200 gr di farina
100 gr di semola rimacinata
3 cucchiai di olio
1 pizzico di sale
acqua q.b. (circa un bicchiere)


per il condimento

400 gr. di zucca decorticata
40 gr di mandorle tagliate grossolanamente
30 gr di pecorino grattuggiato (io romano)
rosmarino
1 tazza di brodo vegetale (Cipolla, zucchine, carote, sedano,)
1 scalogno piccolino
alloro
salvia
sale, pepe nero




per i pici:
Fate la fontana con le due farine miscelate. Versate l’olio, il pizzico di sale e cominciate a versare lentamente l’acqua, incorporando la farina con una forchetta. Attenzione al sale. Non esagerate perché questo indurisce la pasta.
Quando la pasta comincerà a stare insieme, cominciate ad impastare con energia utilizzando il palmo delle mani vicino ai polsi. Se necessario, aggiungete acqua o farina.
Piegate la pasta su se stessa come quando impastate la pasta all’uovo e non stirate mai troppo l’impasto per non sfibrarlo.  “Massaggiate” con energia per almeno 10 minuti.
Dovrete ottenere una pasta liscia, vellutata e abbastanza morbida. 
Fate riposare una mezz’ora avvolta nella pellicola.Quando la pasta è pronta, tagliatene un pezzetto e fatene una pallina, quindi sulla spianatoia stendetela con il matterello ad uno spessore di 1 cm. Con un tagliapasta o un coltello affilato, tagliate tante striscioline larghe c.ca 1 cm e coprite il resto della pasta con la pellicola affinché non si secchi.
Cominciate a "filare" i pici, rollando la pasta con il palmo delle mani e contemporaneamente stirandola verso l'esterno. 
Una volta tirato, fatelo rotolare nella farina di semola affinché non si appiccichi agli altri. 
Per chiarimenti e foto esplicative,andate da Patty, qui, neanche se volessi riuscirei a fare un post bello come il suo...

Per il condimento: affettate lo scalogno sottile sottile e farlo stufare in una pentola con un cucchiaio di olio. Nel frattempo, tagliate la zucca a fettine sottili. Fate rosolare la zucca, aggiungere alloro, salvia e rosmarino, la tazza di brodo vegetale e coprire. Cuocete per un'ora circa a fuoco basso, dopodichè alzate un pochino il fuoco e fate assorbire il liquido in eccesso. Togliere le erbe, frullare, regolare di sale e pepe. Poco prima di condire aggiungere il pecorino grattuggiato e per ultime le mandorle.
i Pici cuociono abbastanza in fretta 3-4 minuti. Io, pur sapendo che non si fa, ho aggiunto un goccino di olio all'acqua, perchè avevo paura che si appiccicassero.
Il bambino ha mangiato abbondantemente, anche se criticando... A me sono piaciuti moltissimo, mi sembra una salsa molto ben equilibrata tra dolce e salato.
Buon appetito!

con questa ricetta partecipo al MTC di gennaio



prima, ma certamente non ultima! :)