sabato 17 novembre 2012

Arancine alla "Muzio Scevola" o Arancine "Camune"







Tranquilli, Tranquilli. Non mi sono arrostita una mano, nè l'ho buttata nell'olio bollente e non è neanche la destra! Però, in un quanto mai inusuale volo, non pindarico, mi sono fratturata due ditina della mano sinistra, il medio e l'anulare. Il primo che fa battute....
So perfettamente che Muzio Scevola non c'entra molto, ma il paragone mi è parso calzante quanto meno sotto il profilo della mano unica.
Tutto ciò premesso, avendo due ditina steccate, ho un po' di problemi  a rapportarmi con le incombenze della vita di tutti i giorni, stirare, far da mangiare, lavare ecc.. L'unica cosa che non avrei problemi a  fare sarebbe lavorare, ma non mi vogliono e quindi mi tocca stare a casa.
In questo temporaneo fermo tecnico, mi riesce però benissimo uscire e incontrare amici, chiacchierare e dedicarmi a tutte quelle belle amenità per le quali di solito non ho molto tempo. Ebbene, in una di queste amorevoli chiacchierate, stavo raccontando ad un'amica delle arancine di riso fatte e surgelate esattamente un giorno prima di farmi male, quando lei, presa dal sacro fuoco dell'aiuto domestico, mi ha detto: "ma Giulia che problema c'è vengo io a cucinarle!". Di lì a invitarla a cena, con annessi altri tre amici il passo è stato brevissimo... sono arrivati armati di fame e buona volontà, pronti a dedicarsi alla frittura e alla mia cucina con dedizione, citando a memoria il passo in cui Camilleri racconta della felicità del commissario Montalbano di fronte agli  arancini della Signora Cirinciò. Non so se fossero arancine o arancini, ma trattandosi di citazione, vale ...
Tra questi amici ce n'era uno particolarmente goloso che non mi lasciava neanche il tempo di scolare l'arancina, che se l'era già mangiata. Questo per spiegare il dramma dell'orribile foto sottoriportata... l'arancina di cui trattasi era la terza di fila con il ripieno "da concorso" e le altre due erano già state indebitamente sottratte, per cui rimaneva solo lei e sfortuna ha voluto che non fosse cotta abbastanza. Per questo il dadino di formaggio, al suo interno, non si presenta squagliato! Il sapore non ne ha risentito, ma la foto, guarda caso, è orribile!
Va beh ho due ditina rotte, non posso mica rifarle! :))





Arancine "Camune"


Mio padre era originario del "Val Camonica", una bellissima valle che si stende da Brescia al Passo del Tonale, al confine con il Trentino; a sua volta era figlio di Camuni DOC, che si sono poi spostati verso Brescia, per motivi di lavoro del nonno. La sua famiglia era quindi portatrice di tradizioni, anche gastronomiche,  molto ben radicate. Tra queste, il piatto che più fervidamente è rimasto impresso nella mia memoria sono i "Casoncei", piatto che si mangiava solo a casa dei nonni e che mia madre mai s'è sognata di rifare, anche perchè penso richieda un certo impegno. Qualche zia si è poi avventurata in questa pietanza della giovinezza, con ottimi risultati direi, ma è ormai da anni che nessuno ne fa più. Se  poi, per caso, vi trovate in valle e andate ad un ristorante, non vi daranno i "Casoncei" di casa mia, ma tutta un'altra cosa. In poche parole, si tratta di ravioloni ripieni di in un impasto di patate e conditi tradizionalmente con burro, salvia e una spolverata di parmigiano. Qualche tempo fa, nella cartelletta delle ricette di mia mamma ho ritrovato la ricetta, vergata a mano dalla nonna Domenica. E' da allora che vorrei farli, ma non se n'è mai presentata l'occasione. Però pensando alle arancine, e alle possibilità di variarne di ripieno, mi son venuti subito in mente, anche perchè il riso, anche se non in questa forma, accoppiato alle patate, è presente in tanti piatti della tradizione.
E così ho fatto e vi assicuro che eran veramente buone!
Per la ricetta delle arancine tradizionali vi rimando al post  Roberta Pupacena che ho seguito anche nelle virgole. Per il ripieno di 9 arancine e ne è avanzato tanto!

600 gr patate
1 uovo
3 cucchiai di olio Evo
1/2 cipolla
25 gr di Toma (o un qualunque formaggio abbastanza grasso morbido e saporito)
2 cucchiai di parmigiano
un cucchiaino di semi di finocchio

Far bollire le patate in tanta acqua. Affettare la cipolla molto sottile e farla soffriggere in tre cucchiai di olio (inutile dire che la ricetta dice burro e che mia nonna si rivolterebbe nella tomba se sapesse di questo cambio). Quando le patate sono ben cotte, schiacciarle con la forchetta e farle soffriggere nella cipolla, fino a che non sono bene asciutte, unitamente ai semi di finocchio. Far raffreddare il composto, unire un uovo e il parmigiano; amalgamare bene. Inserire il composto nelle arancine unitamente a un pezzettino di formaggio.

NB non avendo il problema di "farle stare insieme" ho potuto fare un ripieno molto morbido. Per avere un ripieno sostenuto occorerebbe almeno 1kg di patate!


con questa ricetta partecipo all' Emmetichallenge di Novembre





ed è naturale, visto che sono

devo aggiungere altro?????




11 commenti:

  1. ehilà, mi dispiace per le tue ditine :(((
    ma ti invidio il riposo forzato, non sai quanto...
    che belli gli arancini di ispirazione camuna e chissà che buoni!
    smack e guarisci presto

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    1. ah ah quasi quasi il riposo forzato me lo invidio anch'io, non mi annoio per niente! grazie Cristina, a presto!

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  2. Un guarisci presto è d'obbligo, ma anche un goditi il riposo forzato, per tutto il resto , pulizie, panni da stirare, io tralascerei alla grande.
    Con amici così è un piacere PREPARARE ARANCINE/I!!

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  3. immagino il sacrificio degli amici: anche io sarei venuta a friggere pur di mangiare queste arancine!! Un signor ripieno davvero :)

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  4. Propongo che in Val Camonica si festeggi da oggi in poi Santa Muzia, in parallelo a Santa Lucia: a Palermo, le arancine, da te le Casoncine :-) che già solo a vederle ispirano sensazioni paradisiache. I casoncei sono una delle cose più buone che abbia mai mangiato: li associo all'autunno, a Santa Giulia (ecco, vedi??? :-)) e ai giri in Franciacorta, con le curve che aumentano in proporzione alle cantine visitate. Gran bella idea, gran bella realizzazione (e ci vuoi tu, a trovare il pelo nell'uovo, anzi, il filo nell'arancino!!!!)
    Grazie infinite per tutto
    emmetichallenge

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  5. Eccola lì, pure con le dita steccate e si fa le arancine.
    E le fa pure buone e legate ad una tradizione famgliare... insomma ... un mito! Ed io che non ho ancora lessato il riso!
    Nora

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  6. intanto ti dico che aggiungo i Casoncei alla mia lista dei "dafareassolutamente"... ormai lunghissima, in verità, perché ammazza come si cucina bene da queste foodblogger-parti!
    detto ciò, da vera patata-addicted (cosa che mi fa interrogare sull'infallibilità del dna... avendo una bimba che cresce ostentando un'incomprensibile e oscena indifferenza verso le patate... orrore!!!) non posso che apprezzarne la scelta per il ripieno. e ti ringrazio anche perché si lega così teneramente ad una tradizione di famiglia.
    che poi tu abbia sfidato l'handicap ti vale una coccarda... che però credo ti sia già stata data da quei golosastri dei tuoi ospiti, che hanno descritto la bontà delle tue arancine mooooolto più di quanto possa fare una fotografia!

    ^_^
    roberta

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